sabato 18 aprile 2020

Circoli: vecchie e nuove prospettive

Il moltiplicarsi dei numerosi impegni e corsi durante una stagione sportiva, possono il più delle volte allontanarci da questioni che hanno una importanza primaria, per qualsiasi dirigente sportivo ad ogni livello.
Per quale motivo, nonostante la continua promozione e diffusione del gioco, i circoli di scacchi fanno fatica ad attirare nuovi soci? Per quale motivo, ancora, la maggior parte di coloro che si avvicinano ai circoli, dopo poco tempo diventa solo una assenza riportata solo sul libro soci?
Credo che sia proprio in periodi come questo che bisognerebbe mettere a frutto il tempo a disposizione per dare una risposta a simili interrogativi e poter, in seguito, elaborare una strategia da mettere in atto, non appena tutto ritornerà alla normalità.
Qui non si vuol discutere del settore giovanile, che altro discorso merita, ma di quei tanti adulti a cui piace giocare a scacchi e che magari vorrebbero poter imparare qualcosa di più sul gioco e, perché no, ogni tanto mettersi alla prova in una competizione. Per sintetizzare il tutto in una parola, parliamo dei cosiddetti amatori. Come è evidente a qualsiasi dirigente sportivo (con questo termine, prima, qui e altrove intendo chiunque Presidente, Consigliere ecc... a vario titolo gestisce e programma l'attività di un circolo e al grado più alto si occupi della buona riuscita delle associazioni), coloro che costituiscono l'ossatura portante di qualsiasi movimento sportivo. Dilettanti ed agonisti sono, infatti, tanto più numerosi e portano all'eccellenza tanto quanto più alto è il numero degli amatori.
Ora, chiunque abbia organizzato o partecipato ad una manifestazione in piazza, conosce quanti potenziali amatori il gioco degli scacchi potrebbe raccogliere intorno ai propri circoli. Perché, allora, questo non accade?

 Prospettive Esclusive 


Escludendo, per ora, il fattore economico di cui se se ne presenterà l'occasione parleremo in altri articoli, cominciamo a vedere quali sono le risposte più comuni degli scacchisti che il circolo lo vivono.
"Gli scacchi non sono per tutti!", la prima e più antipatica delle risposte e l'orgoglio auto-elitario di certuni scacchisti! "Per gli Scacchi ci vuole tempo e non tutti ne hanno" come se praticare qualsiasi altra disciplina richieda qualche secondo spicciolo! C'è, infine, la panacea di tutte le colpe: "Internet ucciderà i circoli!" Il gioco online è come il prezzemolo: serve a guarnire ogni giustificazione alla rinunzia di voler prendere atto che occorrono soluzioni ad un problema.
Le soluzioni proposte dai circoli sono sempre le stesse: promozione del gioco decantandone i numerosi benefici; l'organizzazione di corsi più o meno promozionali. Iniziative alle quali, di solito, non fa seguito una analisi critica del perché il circolo è rimasto con i soliti tre o quattro soci intorno alle scacchiere, oppure del perché al torneo hanno preso parte tutti, tranne i nuovi iscritti.
A molti tanto basta e poi, in fondo in fondo diciamolo, cosa c'è di meglio che crogiolarsi con il "Nobil Giuoco" che è fatto solo per pochi e non per molti?
No, non insisto a caso. Qui sta il vero cambiamento a parer mio: occorre un cambio di mentalità, un modo nuovo di concepire gli scacchi da parte di chi gli scacchi li gestisce.
Partiamo dall'inizio. Tutti quei potenziali amatori vi incontrano nelle feste, ai corsi oppure altrove. Arriva, allora, il primo ostacolo: la sede del circolo, lasciamo da parte la descrizione, apre una volta alla settimana in orari da bisca clandestina! Qualcuno di questi, ad ogni buon conto, supera il primo ostacolo e varca la soglia del vostro circolo: viene catapultato in una serie di partite per di più in formato lampo e con vari consigli che assomigliano più a delle prese in giro al modo di giocare. Osserva le vostre partite, chiede e non ha risposte perché nessuno fa caso a lui (tanto non sa giocare). Aggiungeteci, infine, che viene magari dalla famosa e prolifica scuola di Internet dove tutto era semplice e facile: "Come demolire..." ; "Come vincere in 4 mosse..."; "La guida definitiva alla vittoria..." ecc. Questo è il motivo per il quale la maggior parte dei neofiti si avvicina agli scacchi con domande assurde del tipo: "Qual è il segreto per vincere" oppure " Quali sono le migliori mosse all'inizio?". Dopo il primo torneo a zero punti, costoro, avranno solo capito che il gioco degli scacchi è un gioco esclusivo, nel senso, puramente negativo, che esclude la maggior parte delle persone.

Il Cambiamento delle Prospettive


Ora, invece, facciamo un passo in avanti e cerchiamo di cambiare le prospettive.
Che un circolo possa accogliere i suoi soci una sola volta a settimana è un limite che, soprattutto in tempi caratterizzati da una forte trasformazione nei settori del lavoro e in ambito socio-familiare, impedisce a molti di poter frequentare un associazione scacchistica. Offrire, inoltre, una scelta di frequenza diversa dalla modalità pipistrelli notturni ed in più giorni durante la settimana darebbe modo a molti principianti di poter frequentare un circolo.
 In secondo luogo, il principiante che mette piede in un'associazione scacchistica non sa cosa sono gli scacchi. Sta, allora, agli scacchisti dargli una giusta e appropriata definizione. Gli Scacchi sono una disciplina, dove non ci sono trucchi per vincere se non il sudore del proprio impegno e allenamento. Per questo penso che molti scacchisti dovrebbero dare, a chi si avvicina per la prima volta ad un circolo di scacchi, la possibilità di poter imparare con il dovuto tempo il gioco e di poter svolgere partite più lente. Bisogna, da ultimo, ritornare ad organizzare manifestazioni che alimentino le ambizioni dei principianti e degli amatori in genere: tornei non con premi di fascia, bensì riservati a quelle determinate categorie, perché in fondo ognuno, nel campetto prenotato per la partitella tra amici, si sente un Diego del calcio.
Questo è ciò che intendevo per cambio di prospettiva: non sono i principianti e gli appassionati che devono essere cambiati, diventare più bravi per poter resistere alla vita di circolo e di torneo. Sono, al contrario, i circoli e gli scacchisti che devono cambiare per diffondere una concezione ed un approccio al gioco degli scacchi che più si avvicini ad una disciplina che, come tutte del resto, richiede impegno, fatica e dedizione, commisurate alle quali restituirà altrettanto soddisfazioni.
Per dirigenti volenterosi, io credo, questi piccoli spunti di riflessione possono diventare la base per nuovi e interessanti sviluppi su cui lavorare in futuro. A chi sta già mettendo il portafoglio avanti, bisognerà ricordare che anche qui occorre un cambiamento radicale di mentalità, perché non si costruisce nessuna disciplina sportiva per amore solo del gioco. Ma questo è un'altro discorso...